Inizia oggi la seconda campagna di TWC Italia. Questa volta miriamo a sensibilizzare il mondo universitario e il grande pubblico sul tema del recruitment predatorio nelle università italiane, condotto sistematicamente dalle aziende della grande consulenza.

Non solo i dipartimenti di informatica e ingegneria informatica ma oggi anche molti altri sono oggetto di ingerenze tossiche da parte di aziende che entrano negli spazi universitari per ingabbiare neolaurati/e nei consulentifici. Queste aziende promettono uno stipendio regolare, l’assunzione dopo il tirocinio, progetti interessanti e tecnologie innovative se lo studente è disposto ad entrare immediatamente in azienda. Nella maggior parte dei casi queste promesse non si materializzano. Compaiono invece stress, orari impossibili, PowerPoint da consegnare alle 10 di sera, e-mail e meeting a pioggia per far contento il cliente. Alcuni scappano ma la maggior parte accetta e sopporta, perdendo anni preziosi per la propria carriera a servire un meccanismo perverso. Lo stress impedisce un equilibrio vita/lavoro sano e lo studio autonomo non è possibile lavorando 10-12 ore al giorno. Ci si ritrova dopo 10 anni di lavoro con un CV interessante solo per altre aziende di consulenza. Si cambia lavoro a fatica per alzare un po’ lo stipendio e il ciclo ricomincia.

Le grandi aziende di consulenza sfruttano la loro posizione di forza investendo in recruiter e tecnici che svolgono seminari in Università con la scusa del presentare il mondo del lavoro. Trovano il supporto di università e professori conniventi, magari in buona fede o magari semplicemente interessati ad uno scambio di favori.

Questo meccanismo non danneggia solo lavoratori e lavoratrici; danneggia anche le aziende sane che si vedono rubare sotto il naso persone che sarebbero potute diventare ottime programmatrici, ottimi sistemisti, ottimi analisti e che invece sono rinchiusi a fare PowerPoint da mattina a sera.

A rimetterci è tutto il Paese: si fa un gran parlare della mancanza di competenze informatiche critiche per la digitalizzazione, incolpando l’Università di essere antiquata. Le competenze non mancano, ma finché verranno gettate in un tritacarne incapace di produrre buon software e di tutelare le persone, non ci sarà speranza.

Noi Tech Worker oggi vogliamo attivarci per il nostro futuro e per il futuro di chi verrà dopo di noi. Il circolo vizioso va spezzato nel punto in cui si alimenta maggiormente ed è per questo che la nostra campagna mira al mondo dello studio: cercheremo di raggiungere gli spazi in cui gli studenti si ritrovano per metterli in guardia e convincerli ad ignorare e contestare le invasioni da parte della grande consulenza, educandoli a distinguere le aziende sane, facendoli entrare nel mondo del lavoro dalla porta giusta.