
Di fronte al costante aumento dei costi dei carburanti, all’inflazione e all’impatto della crisi energetica e climatica, come Tech Workers Coalition Italia desideriamo portare un contributo al dibattito sindacale e di settore: crediamo che il lavoro agile non vada inteso come una semplice concessione aziendale né come una merce di scambio rispetto alle retribuzioni, ma come una modalità organizzativa matura, una tutela della salute e una misura di sostenibilità utile all’intera collettività.
In vista della giornata di mobilitazione del 30 ottobre sul tema del carovita, riteniamo fondamentale superare l’idea che il lavoro da remoto sia una questione elitaria o di parte. L’attuale quadro normativo (la Legge 81/2017, art. 19) mostra oggi i suoi limiti: affidando la regolamentazione a singoli accordi individuali – risolvibili con un preavviso di soli 30 giorni – lascia lavoratrici e lavoratori esposti a scelte unilaterali e a un’eccessiva precarietà organizzativa, escludendo il ruolo equilibratore della contrattazione collettiva.
Per questo proponiamo che la regolamentazione del lavoro agile entri a pieno titolo nel confronto contrattuale e nelle piattaforme dei prossimi rinnovi, attorno a quattro proposte concrete:
1. Una moratoria sulle politiche di Return To Office (RTO)
Le scelte aziendali di rientro forzato in sede appaiono oggi poco coerenti con le esigenze di efficienza energetica e transizione ecologica. Come indicato dall’Unione Europea nell’ambito delle misure di contenimento dei consumi, il ricorso al lavoro a distanza rappresenta uno strumento concreto per ridurre la domanda complessiva di combustibili fossili e alleggerire la pressione sulle reti energetiche. Proponiamo quindi una pausa sulle politiche aziendali di RTO obbligatorio, allineandoci agli indirizzi europei di risparmio per tutto il 2027.
2. Diritto allo smart working per legge e nei CCNL
Per tutte le mansioni che non richiedono una presenza fisica continuativa, crediamo sia opportuno che l’accesso al lavoro da remoto trovi spazio nei contratti collettivi nazionali e aziendali, offrendo certezze che l’accordo individuale da solo non può garantire. Possiamo guardare con interesse a esperienze già introdotte in altri Paesi europei, come la normativa del Portogallo: garanzia formale di accesso al lavoro a distanza, tutela effettiva della disconnessione fuori dall’orario concordato e concorso del datore di lavoro alle spese vive sostenute per connettività ed energia.
3. Decongestione della mobilità e sostegno ai trasporti per chi lavora in sede
Consentire a chi svolge mansioni delocalizzabili di lavorare da remoto produce benefici che ricadono su tutta la società: meno veicoli sulle strade significano meno traffico, aria più pulita e una riduzione dei consumi di carburante. Di questo beneficiano in primo luogo le persone che svolgono professioni non remotizzabili – nella sanità, nella logistica, nella produzione e nei servizi alla persona -che devono muoversi ogni giorno. Parallelamente, riteniamo giusto che la contrattazione riconosca un sostegno concreto o un rimborso dei costi di mobilità per chi garantisce la presenza fisica in sede.
4. Coerenza e stabilità: il lavoro agile è una trasformazione strutturale
Nel corso delle fasi più complesse degli ultimi anni, il lavoro da remoto ha dimostrato di essere una modalità operativa solida e capace di garantire la continuità produttiva. Riteniamo poco lungimirante trattare oggi questa trasformazione come una parentesi temporanea da ridimensionare senza comprovate ragioni tecniche. Chiediamo che l’organizzazione del lavoro trovi stabilità e trasparenza attraverso accordi quadro discussi con le rappresentanze sindacali, garantendo criteri chiari ed equi per tutti.
Nessun baratto tra salario e lavoro da remoto
Ci sembra utile chiarire anche un punto di metodo per i tavoli negoziali: lo smart working non è una voce retributiva e non dovrebbe essere considerato un’alternativa all’adeguamento dei salari.
L’adeguamento dei minimi tabellari risponde all’inflazione generale che incide direttamente su spese primarie, affitti e bollette. Il lavoro agile riguarda invece l’organizzazione dell’attività, la conciliazione dei tempi di vita e la sostenibilità. Considerare il lavoro da remoto come una compensazione per il mancato recupero salariale rischierebbe di indebolire entrambi i fronti. Riteniamo invece che la tutela del potere d’acquisto e la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro siano due obiettivi complementari, che devono procedere insieme.
La mobilitazione del 30 ottobre
Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori del comparto tecnologico e dei servizi a confrontarsi nelle aziende, a partecipare alle assemblee sindacali e a condividere queste proposte con le RSU e le strutture territoriali:
- Per aprire un confronto sulla contrattazione collettiva del lavoro agile;
- Per convergere nella giornata di mobilitazione e sciopero del 30 ottobre contro il carovita e a tutela del salario e dei diritti.
Tech Workers Coalition Italia
